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la villa vista dal giardino interno

Guest house | 5 bedrooms | sleeps 10

Key Info
  • Beach or lakeside relaxation
  • Great for children of all ages
  • No pets allowed
  • Private garden
  • Car not necessary
  • Nearest beach 70km

La Villa, un palazzo dei primi dell'Ottocento, fu acquistata e completamente ristrutturata nel 1892 dalla famiglia Grunwald, già proprietaria del Grand Hotel Bauer Grunwald di Venezia di cui ne fece la foresteria. Erano gli anni in cui Vittorio Veneto stava diventando un rinomato centro di villeggiatura con terme di acqua salso-bromo iodica, frequentato da benestanti e aristocratiche famiglie veneziane e la base per escursioni all'alto piano del Cansiglio e a tutte le altre vicine mete dolomitiche. La Villa, divenuta dal 1930 di proprietà della famiglia Coletti, si trova al centro della cittadina, si affaccia su di un parco interno di oltre 5000 m.q., dove è possibile sostare o passeggiare nella quiete più assoluta all'ombra di pregiati alberi secolari d'alto fusto come lecci, magnolie, ginkobiloba, tigli, faggi e pini.

L'appartamento offerto in locazione turistica e'disposto su due piani e si compone: al piano terra di un ampio ingresso da strada, di una "suite" con camino e salottino TV, di un salotto con divani e grande tavolo da pranzo, di una spaziosa vecchia cucina perfettamente attrezzata e di un bagno con doccia; al secondo piano da un grande salone decorato e affrescato da Piero Payetta (1845-1911), raggiungibile anche dal giardino con una bellissima e scenografica doppia scalinata palladiana, di una curiosa camera da letto "giapponese" adiacente al salone (forse una volta la stanza del fumo), di altre tre spaziose e confortevoli camere da letto doppie e di due accoglienti stanze da bagno-doccia. Il tutto arredato con mobili, lampade e oggetti dell'epoca che fu tra il liberty e il deco'. Nel giardino sono a disposizione poltrone, sedie ed un tavolo per mangiare all'aperto.

Size Sleeps up to 10, 5 bedrooms
Nearest beach Jesolo, caorle, Lignano, Lido di Venezia 70 km
Will consider Corporate bookings, Long term lets (over 1 month), Short breaks (1-4 days)
Access Car not necessary
Nearest Amenities 100 km
Nearest travel links Nearest airport: Treviso e San Marco a Venezia 40 km, Nearest railway: Venezia 60 km
Family friendly Great for children of all ages, Suitable for people with restricted mobility
Notes No pets allowed, Yes, smoking allowed

Features and Facilities

Luxuries Jacuzzi or hot tub, Log fire, DVD player
General Central heating, Fax machine, Satellite TV, Wi-Fi available
Standard Kettle, Toaster, Iron, Hair dryer
Utilities Dishwasher, Cooker, Microwave, Fridge, Freezer, Washing machine
Rooms 5 bedrooms, 3 bathrooms of which 1 Family bathrooms and 2 Shower rooms, Solarium or roof terrace
Furniture Single beds (4), Double beds (3), Cots (2), Dining seats for 12, Lounge seats for 12
Other Linen provided, Towels provided
Outdoors Balcony or terrace, Private garden, BBQ

The North East Italy region

Vittorio Veneto: questo nome grandeggia nella storia dell'Italia ed è stato sacro a tutti gli italiani. Sorgono, visitando il borgo, i grandi ricordi della guerra vittoriosa. Ebbe Vittorio Veneto il nome nel 1866 in onore di Vittorio Emanuele II, il primo re d'Italia ed è formato da due centri: Ceneda e Serrvalle, ai piedi delle Prealpi, sul torrente Meschio, al suo uscire da una stretta gola alpestre. Ceneda è stato un cospicuo centro industriale e commerciale quasi interamente ricostruito; Serravalle ha invece notevolmente conservato l'aspetto pittoresco col suo antico castello. La prima frazione ,probabilmente, d'origine romana; venne fortificata da Re Teodorico ed era considerata come capoluogo importante al tempo dei Carolingi, cosicchè è accertato che nell'897, Berengario I vi tenne corte ed una guarnigione permanente per dominare i paesi soggetti; poi ebbero quivi signoria i Da Camino e Gabriele III eresse fortificazioni a Serravalle. Dalla stazione ferroviaria si discende nel sottostante giardino pubblico e di ha di fronte la Piazza Vittorio Emanuele e il palazzo del municipio sul quale è murata la targa -inaugurata il 31 ottobre 1919-che commemora la nostra grande vittoria. Proseguendo per le vie Concordia e Cavour si arriva alla porta del Borgo di Serravalle, alla sinistra della quale si vedono le mura castellane che salgono al declivio del colle. La bellissima via Regina Margherita è caratteristica per gli alti portici e per molti edifici d'architettura gotica veneziana e del Rinascimento; e fra queste assai belli il palazzo Minucci, del 1500 e il palazzo Troyer che venne restaurato nel 1913; più avanti-dopo l'ospedale civile e la chiesa di San Lorenzo- si ammira il pittoresco e antico palazzo del Comune poi Pretura con un bel portico ben affrescato, numerosi stemmi e il gotico poggiolo sopra il quale campeggiava il Leone di San Marco, scalpellato quando, per l'invasione francese, cadde la Serenissima. Sono pure notevoli via Riva e Roma e il sobborgo con la trecentesca chiesetta di San Giovanni Battista dalla gotica facciata, e più lontano, la chiesa di Santa Giustina che racchiude un gioiello d'arte con la tomba di Rizzardo VI da Camino, morto nel 1335 E' vicina l'altra chiesa di Santa Maria Nuova, presso la quale sorge un poderoso e bel campanile con cuspide ottagona; un quadro del Tiziano-che nel paese visse qualche tempo e che a Serravalle maritò la figlia Lavinia con un Sancinelli-decora l'interno della chiesa: è collocato sull'altar maggiore e rappresenta "la Madonna col Bambino e Santi". Dopo la via Guido Casoni-così chiamata in onore di un poeta del 1600-si sale al santuario di Sant'Augusta, che si eleva 350 metri e dal quale si domina un panorama bellissimo sulla gola che a Serravalle ha dato il nome. . Ceneda si estende a sud verso la pianura. Ha origini molto antiche e l'etimologia del nome fa pensare al celtico Kenet. In epoca romana Ceneda costituiva un campo trincerato d'appoggio al Castrum di Serravalle e questo sistema di difesa serviva a proteggere la città romana di Opitergium (attuale Oderzo). C l'arrivo dei Longobardi la città assunse grande prestigio diventando capitale di un ducato che si estendeva dal Piave fino al Tagliamento. In seguito alla distruzione di Oderzo, Ceneda assunse il ruolo di città vescovile e il potere fu detenuto dai vescovi-conti fino al 1768, mantenendo la propria autonomia nei confronti della Serenissima. La piazza principale e Piazza Giovanni Paolo I, intitolata ad Albino Luciani che fu Vescovo di Vittorio dal 1959 al1969 ed è dominata dalla grandiosa mole della Cattedrale, dedicata al. Beata Vergine Maria Assunta e ricostruita in stile neoclassico nel XVIII sec. In stile romanico e la torre campanaria più volte distrutta e restaurata, un tempo facente parte del preesistente sistema di fortificazione. La chiesa custodisce le spoglie di San Tiziano, santo patrono venerato dai cenedesi; nella navata centrale e collocata la cattedra episcopale, scolpita nella prima metà del XVII sec. Emblema del potere politico e giurisdizionale e la Loggia del Cenedese, antico palazzo della municipalità di Ceneda, che tradizione vuole sia stato costruito nel 1538 su progetto dell'architetto Jacopo Tatti detto il Sansovino. Sotto la loggia sono presenti tre grandi affreschi del XVII sec.opera del pittore Pomponio Amalteo. Dal 1938 il palazzo ospita il Museo della battaglia dove è esposta la collezione di armi, cimeli, carte topografiche e fotografie donata alla città da Luigi Marson, "ragazzo del '99" che combatté in prima linea durante la Grande guerra. Tra la Loggia e la Cattedrale si trova la chiesetta di San Paolo in Piano. Una fontana cinquecentesca abbellisce e orna la piazza. In cima alla salita si erge l'ottocentesca Villa Costantini-Papadopoli, costruita nella seconda metà del XVIII sec. Per volontà di Girolamo Costantini su progetto dell'architetto vicentino Caregaro-Negrin. Dell'impianto originario rimangono le antiche scuderie, una serra e una foresteria (attuale biblioteca) inserite all'interno di un notevole parco che ospita una vasta gamma di piante esotiche e ornamentali. Percorrendo via Brevia si raggiunge il Castello di San Martino, di epoca romana, la cui struttura attuale risale al periodo longobardo. Distrutto inerte dall'incursione degli Ungari, tra il 1420 e il 1430, il castello venne ricostruito dal Vescovo Antonio Correr e divenne residenza signorile dei vescovi-conti. Ripercorrendo a ritroso via Brevia , poco dopo l'arco della Torre eretto nel 1583 dal Vescovo Michele Della Torre, si raggiunge uno spazio erboso dove sorgono i resti di un antico palazzo fortificato di epoca medievale detto "I Palasi" . Qui nel 1179 soggiornò l'imperatore Federico Barbarossa. Sulle colline circostanti si possono notare la chiesa di San Paolo al Monte, eretta tra il 1508 e il 1517, e il Tempietto di San Rocco, bel l'edificio in stile neoclassico costruito nel 1840 dal Vescovo Filippo Artico su un preesistente castello medievale. Da Piazza Giovanni Paolo I ci si può dirigere verso l'antico abitato di Ceneda Bassa in zona Meschio dove sorge la chiesa di Santa Maria di Meschio. Sull'altare maggiore si può ammirare uno dei massimi capolavori del rinascimento vittoriese: l'Annunciazione della Beata Vergine del pittore Andrea Previtali. A fianco della chiesa si erge l'antico ospedale di Ceneda, fondato nel 1313 dalla confraternita dei Battuti e ricostruito nel 1929, recentemente restaurato e trasformato in abitazioni private. Dalla piazza, prendendo via Pontavai e successivamente via Dalmazia, si può raggiungere la chiesa della Madonna della Salute, edificio sorto come ex-voto nel 1729 e attualmente metà di pellegrinaggi.

Vittorio Veneto

ITINERARIO LUNGO IL FIUME MESCHIO

Il turista che ha a disposizione un po' di tempo non può lasciarsi sfuggire l'opportunità di percorrere a piedi o in bicicletta la pista ciclo-pedonale che, partendo da Serravalle, si snoda per circa 5 km., costeggiando il fiume Meschio e arriva fino a San Giacomo di Veglia, all'estremo opposto della città. L'occasione e quella di godere di un paesaggio dove natura e storia vanno di pari passo; sin da epoche remote infatti il fiume Meschio e stato di vitale iortanza per la città e lungo le sue riva sono sorte delle vere e proprie officine artigianali di cui ancor oggi si possono ammirare alcuni resti. Dopo aver attraversato Vittorio Veneto, Cappella Maggiore e Cordignano il fiume raggiunge Sacile dove confluisce nel fiume Livenza. La temperatura costante di circa 11 gradi delle due acque ha favorito in tempi passati l'insediamento lungo le sue rive di officine in cui venivano forgiate le famose "lame di Serravalle" spede seconde per robustezza solo a quelle di Toledo. La sorgente del Meschio, particolarmente suggestiva per il cromatismo delle sue acque, si raggiunge con un breve percorso pedonale partendo da Via del Gambero in Località Savassa. Il percorso ciclo-pedonale lungo il !eschio può cominciare da Piazza Flaminio costeggiando i Meschietti, vere e proprie opere idrauliche costruite dai Serravallesi per contenere il fiume. Essi furono realizzati dopo il 16 ottobre del 1521 quando, a seguito di una frana abbattutasi su un piccolo lago a nord di Serravalle, il Meschio straripo allagando completamente l'abitato e causando morte e distruzione. È' a causa di questo evento che ancora oggi alcuni edifici, costruiti prima del 1521, presentano le colonne interrate. Lungo le rive del Meschio si possono ancora vedere non solo i resti degli antichi mulini ma anche delle filande, cartiere e lanifici che sorsero a partire dal XVII secolo. L'industria cartaria si sviluppo in zona grazie al clima secco e alla purezza dell'acqua del Meschio, ottima nei processi di lavorazione della carta. L'arte della lana, introdotta a Vittorio Veneto dai fiorentini nel 1600, trovo ampio sviluppo nel 1860 con i lanifici locali che esportavano panni, berretti e coperte verso l'Oriente e la Turchia. Importante fu anche lo sviluppo dell'industria serica che prevedeva l'allenamento del baco da seta negli Stabilimenti Bacologici e nelle abitazioni dei contadini e successivamente la lavorazione dei bozzoli nelle filande. In città, alla fine del XIX sec. Erano attive una decina circa di filande dove erano impiegate sopratutto le donne. A questo proposito, interessante e il Museo del Baco della Seta che si trova in località San Giacomo di Veglia. Il museo e allestito all'interno di una filanda, dove trovano collocazione una serie di documenti e materiali di grande interesse appartenenti a privati e ad imprese che hanno operato nel campo Bacologici.

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